Media e editoria. Gli italiani cambiano gusti

By Posted in - Lavoro on novembre 20th, 2009 0 Comments

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Negli ultimi anni le “diete mediatiche”degli italiani hanno subito notevoli trasformazioni. Tra il 2006 e il 2009 il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi rimane praticamente stabile (si passa dal 28,2% al 26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una dieta basata al tempo stesso su media audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9%). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende nel 2009 al 51,3%. Il dato emerge dal rapporto del Censis “I media tra crisi e metamorfosi”.

L’altro dato a cui prestare attenzione, spiega il Censis, è quello che indica quanti sono i fruitori di media che usano Internet, insieme a radio e Tv, ma non i mezzi a stampa. Si può definire press divide questo nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, dalla tabella 73 emerge che il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Inoltre, emerge che ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità all’uso dei mezzi a stampa, peraltro in misura rilevante, sono stati i giovani (+10,0%), gli uomini (+9,9%) e i soggetti più istruiti (+8,2%), quelli cioè da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del paese.
La crisi non ha certo aiutato la stampa periodica a riprendersi dal declino che ha caratterizzato tutto il decennio. La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2%) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%), con un calo vistoso rispetto al biennio precedente. In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009. La flessione si presenta tra uomini e donne, soggetti più istruiti e meno scolarizzati, per cui è difficile non considerarla collegata alla congiuntura economica (del resto, anche tra i lettori diminuisce leggermente il numero medio dei libri letti nell’anno: altro sintomo della ricerca di risparmiare). Però non manca uno spiraglio di ottimismo, perchè tra i giovani il numero dei lettori aumenta, anche se di poco, passando dal 74,1% al 75,4%.

Secondo il rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione la «piazza» virtuale del social network, dove incontrare gli amici e scambiare quattro chiacchiere, è la vera grande novità nel consumo dei media degli italiani: il più conosciuto è Facebook (dal 61,6%), e si viaggia sul web 2.0 soprattutto per mantenere i contatti con gli amici (70.5%), oppure per ritrovare quelli che si pensava smarriti da tempo e distanza, come i compagni di scuola (57,8%).
Si è sviluppato quando le persone hanno cominciato a usare la rete per interagire tra loro e non solo per trovare dati e informazioni: perché hanno capito che Internet era lo strumento attraverso il quale si poteva costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), maanche informazioni, confidenze o pettegolezzi (Messenger, Facebook e Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore
(eMule). Sono cinque i social network più popolari in Italia: Facebook, noto al 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Se si considerano soltanto le risposte fornite dal campione dei giovani, le già elevate percentuali raggiungono valori ancora più alti e si può affermare, dunque, che quella dei social network è una comunità frequentata soprattutto dai giovani.
L’analisi delle motivazioni che hanno spinto gli utenti a iscriversi a Facebook, in particolare, mostra che tra le ragioni principali non figurano nè il desiderio di mettersi in mostra, nè la speranza di intrecciare una relazione intima, che hanno spinto appena l’1,8% degli intervistati all’iscrizione, in particolare i maschi (2,6%). Ciò nonostante, osservando quali sono le attività che gli utenti preferiscono svolgere su Facebook quando sono connessi, «guardare cosa c’è nelle
bacheche degli amici» risulta la preferita (41,2%). L’altra attività prediletta dal popolo di Facebook è inviare messaggi personali (40,5%). Va sottolineato che il 54,6% degli utenti fa
parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e che il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a
conoscenza tramite il social network. Inoltre, poco più di un utente su quattro constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altre attività (il 26,8%) e tale sensazione è maggiormente percepita dalle donne (il 32,2%) e dalle persone meno istruite (il 31,2%)