Perfettamente d’accordo con l’imprenditore.
L’editoria deve fare un salto di qualità e lo deve fare adesso, dato che varie innovazioni hanno portato alla creazione di alcuni nuovi strumenti di fruizione dei prodotti editoriali (Kindle, iPad, ecc).
I nostri figli leggeranno di più di noi? Secondo Chris Anderson si…ma cosa? Sul corriere.it una ipotesi!!
Interessante articolo qui di iPhoneItalia sul nuovo prodotto Apple…
Scondo me però in Italia non so se si riuscirà ad imporre…
Sul blog di Luca De Biase un bellissimo articolo sul futuro dell’editoria qui…il bello deve ancora venire :-)

Il libro elettronico scuote il mercato
Sulla stampa.it un interessante articolo sulla pirateria digitale riguardante gli e-book: si ripresenterà lo stesso problema delle case discografiche? …
Ecco l’ultimo nato in casa Modiv….
Negli ultimi anni le “diete mediatiche”degli italiani hanno subito notevoli trasformazioni. Tra il 2006 e il 2009 il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi rimane praticamente stabile (si passa dal 28,2% al 26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una dieta basata al tempo stesso su media audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9%). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende nel 2009 al 51,3%. Il dato emerge dal rapporto del Censis “I media tra crisi e metamorfosi”.
L’altro dato a cui prestare attenzione, spiega il Censis, è quello che indica quanti sono i fruitori di media che usano Internet, insieme a radio e Tv, ma non i mezzi a stampa. Si può definire press divide questo nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, dalla tabella 73 emerge che il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Inoltre, emerge che ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità all’uso dei mezzi a stampa, peraltro in misura rilevante, sono stati i giovani (+10,0%), gli uomini (+9,9%) e i soggetti più istruiti (+8,2%), quelli cioè da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del paese.
La crisi non ha certo aiutato la stampa periodica a riprendersi dal declino che ha caratterizzato tutto il decennio. La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2%) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%), con un calo vistoso rispetto al biennio precedente. In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009. La flessione si presenta tra uomini e donne, soggetti più istruiti e meno scolarizzati, per cui è difficile non considerarla collegata alla congiuntura economica (del resto, anche tra i lettori diminuisce leggermente il numero medio dei libri letti nell’anno: altro sintomo della ricerca di risparmiare). Però non manca uno spiraglio di ottimismo, perchè tra i giovani il numero dei lettori aumenta, anche se di poco, passando dal 74,1% al 75,4%.
Secondo il rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione la «piazza» virtuale del social network, dove incontrare gli amici e scambiare quattro chiacchiere, è la vera grande novità nel consumo dei media degli italiani: il più conosciuto è Facebook (dal 61,6%), e si viaggia sul web 2.0 soprattutto per mantenere i contatti con gli amici (70.5%), oppure per ritrovare quelli che si pensava smarriti da tempo e distanza, come i compagni di scuola (57,8%).
Si è sviluppato quando le persone hanno cominciato a usare la rete per interagire tra loro e non solo per trovare dati e informazioni: perché hanno capito che Internet era lo strumento attraverso il quale si poteva costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), maanche informazioni, confidenze o pettegolezzi (Messenger, Facebook e Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore
(eMule). Sono cinque i social network più popolari in Italia: Facebook, noto al 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Se si considerano soltanto le risposte fornite dal campione dei giovani, le già elevate percentuali raggiungono valori ancora più alti e si può affermare, dunque, che quella dei social network è una comunità frequentata soprattutto dai giovani.
L’analisi delle motivazioni che hanno spinto gli utenti a iscriversi a Facebook, in particolare, mostra che tra le ragioni principali non figurano nè il desiderio di mettersi in mostra, nè la speranza di intrecciare una relazione intima, che hanno spinto appena l’1,8% degli intervistati all’iscrizione, in particolare i maschi (2,6%). Ciò nonostante, osservando quali sono le attività che gli utenti preferiscono svolgere su Facebook quando sono connessi, «guardare cosa c’è nelle
bacheche degli amici» risulta la preferita (41,2%). L’altra attività prediletta dal popolo di Facebook è inviare messaggi personali (40,5%). Va sottolineato che il 54,6% degli utenti fa
parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e che il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a
conoscenza tramite il social network. Inoltre, poco più di un utente su quattro constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altre attività (il 26,8%) e tale sensazione è maggiormente percepita dalle donne (il 32,2%) e dalle persone meno istruite (il 31,2%)
Leggete questo articolo molto interessante sugli sviluppi dell’editoria: Apple scende in pista contro Amazon nel business degli e-book. Bisognerà organizzarsi!!!